Intervista a Valentina Raffa, autrice del romanzo “Assurdo ma vero”.
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16/04/2026 | Bookpress
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Valentina Raffa (Ragusa, 1977) è una giornalista e scrittrice. Ha pubblicato articoli su il Giornale, con cui collabora dal 2013, Panorama e La Sicilia. Appassionata di gialli, gotici, letteratura ottocentesca e classica, è tra le otto firme de il Giornale che hanno curato il libro inchiesta “Immigrazione S.p.A.” (2015); un suo racconto è inoltre presente nella raccolta “I gatti del Mistero” (Mursia, 2025).
«Ci presenti il tuo thriller pubblicato da Bookabook “Assurdo ma vero”?»
Si tratta di due storie lontane nel tempo, che si intrecciano fra di loro: il cold case, datato vent'anni prima, di una donna scomparsa, Maria Teresa Maggio, e l'omicidio attuale di una bambina di 7 anni, Anna Petralia, abbandonata in maniera decorosa sulla panchina di una pineta, come fosse l'ultimo atto d'amore nei suoi riguardi. Sarà la giornalista Angel Messina a individuare il filo rosso che lega le due vicende di cronaca, seguendo gli indizi che le vengono suggeriti da una voce. Inizialmente Angel addebita allo stress quanto le sta accadendo, ma una serie di riscontri nella realtà le fanno capire che a parlarle è la donna scomparsa e lei sta, quindi, vivendo qualcosa di assurdo ma vero. Al suo fianco c'è Roberto, amico poliziotto che la ama, e i carabinieri che indagarono a suo tempo sulla vicenda della scomparsa. Un giallo thriller ambientato in Sicilia, con i suoi splendidi paesaggi, dalle spiagge dorate alle campagne assolate, che sono, poi, stati d'animo, e con la sua gastronomia, che non è solo tradizione culinaria che si tramanda, ma è un valore, quello dei legami affettivi: Angel, dinanzi a un dolce, sente “profumo d'infanzia, profumo di nonna”. Una Sicilia gattopardiana, dove si tende a mantenere tutto immutato e immutabile, a cui fa da contraltare una Sicilia che scardina l'omertà, spesso dettata dalla paura oltre alla volontà di farsi i fatti propri, e che è volta invece alla Giustizia, per le vittime e per le loro famiglie.
«La protagonista dell'opera, Angel Messina, è una giornalista rigorosa e a tratti scettica, abituata a verificare sempre i fatti. Quanto è stato importante delineare un personaggio che arrivi a rappresentare il conflitto tra la razionalità e l'attrazione per l'irrazionale?»
La bivalenza razionale-irrazionale e l'attrazione che l'irrazionale porta in sé si rendevano necessarie per delineare un personaggio autentico, che apparisse reale, quello di Angel. Da un lato la professionista che, anche per mestiere, necessita di prove, e dall'altro la donna a cui sta accadendo qualcosa di inspiegabile, ma che trova riscontri nella realtà alle sue visioni. Ne segue il tormento interiore, dilaniata com'è dal timore di perdere credibilità dinanzi alle autorità con cui, quale giornalista di cronaca, si trova a lavorare ogni giorno, e anche agli occhi del suo caro amico poliziotto. Per la sua stessa formazione, Angel è scettica anche quando personaggi autorevoli coinvolti nelle indagini capitolano dinanzi all'inspiegabile che trova riscontri nel reale, ma si sente investita dall'alto dovere di rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari, per cui porta avanti le sue investigazioni.
«La sparizione di Maria Teresa Maggio è un cold case che riemerge dopo vent'anni, mettendo a dura prova l'equilibrio di Angel. Vi è, in relazione a questo evento, un'interessante riflessione sulla memoria collettiva: vuoi parlarcene?»
I cold case che riguardano persone scomparse, come quello di Maria Teresa Maggio in “Assurdo ma vero”, rappresentano una ferita costantemente aperta nei familiari. Pur nella consapevolezza che il proprio congiunto sia morto (nel nostro caso Maria Teresa è stata uccisa) è sempre viva, se pur flebile, la fiammella della speranza di rivederlo. Manca, inoltre, un luogo fisico in cui poter piangere chi non c'è più, cosa che in qualche modo darebbe un po' di pace ai congiunti. Chi non conosce la reale sorte del proprio caro, vive la sua morte ogni giorno. Teme che le indagini siano ormai chiuse e che il proprio familiare sia stato dimenticato. L'attenzione da parte della stampa può, quindi, essere utile, tant'è che alcuni casi sono stati riaperti proprio grazie all'impegno di giornalisti che hanno avviato le loro inchieste. Quando, però, un fatto di cronaca è ufficialmente chiuso, con uno o più persone assicurate alla giustizia, allora la riapertura del caso, a seguito di nuove informazioni su cui indagare, provoca ulteriore dolore, perché le famiglie avevano, a loro modo, trovato una sorta di sedazione della sofferenza. Quindi la riapertura del caso apre nuovamente la ferita.
«La figura del giornalista, in questo romanzo, è eticamente centrale: Angel non cerca lo scoop ma la verità, anche se ciò potrebbe compromettere la sua stessa reputazione. È forse contenuta nell'opera una velata critica sul ruolo dell'informazione oggi, specialmente nell'ambito della cronaca nera?»
Non c'è volontà di critica, ma semplicemente una riflessione. In Angel, la protagonista di “Assurdo ma vero”, ho messo me stessa. Lei investiga per fare Giustizia per le vittime e per le vittime secondarie che sono i familiari, e questo comporta, in alcune circostanze, di scegliere di rivelare particolari dell'indagine, giornalisticamente parlando, solo in un secondo momento. Ovviamente non tutti operano così. Questione di scelte.
«Angel è una giornalista, ed è quindi una professionista del “vedere” - osserva, verifica, documenta. Eppure, è il “sentire” - soprattutto una voce proveniente dal passato - a guidarla verso la verità. Hai voluto mettere in scena una tensione simbolica tra metodo e intuizione?»
Magari inconsciamente. Sono convinta che, al di là di ciò che trova un riscontro oggettivo nella realtà, con tanto di prove documentabili, esista l'intuizione dettata da una sensazione forte, da un dubbio persistente, da un sentire inspiegabile che ti porta, con la mente, oltre a ciò che fino a quel momento è dato per certo. Una sorta di sesto senso che, a mio giudizio, non va trascurato. Allora bisogna indagare per cercare di approfondire e scoprire se c'è un riscontro nella realtà.
«Nel romanzo emerge anche la difficoltà di riaprire un caso archiviato; volevi raccontare le resistenze istituzionali e burocratiche che spesso circondano i cold case? Ne hai forse avuto esperienza diretta nella tua professione di giornalista?»
La riapertura di un cold case è faticosa. Per utilizzare le parole del procuratore capo Giovanni Masso del mio “Assurdo ma vero”, servono prove “incontrovertibili e inconfutabili” tali da poter giustificare la riapertura di un caso. Come viene spiegato nel libro, gli occhi di tutti, della stampa in particolare, sarebbero puntati sul caso irrisolto, dalla riapertura del quale ci si aspetta una conclusione. Ho studiato qualche cold case e ho effettuato le mie indagini, chissà, magari un giorno ci sarà una svolta.
«Se dovessi sintetizzare in una frase ciò che “Assurdo ma vero” vuole lasciare al lettore, sarebbe più una riflessione sulla giustizia, sulla verità o sul coraggio di credere all'impossibile?»
Credo una miscellanea di tutte e tre. Il risultato sarebbe la sensazione di conoscere Angel come professionista votata alla giustizia, che si spende per scoprire la verità e affronta con coraggio la prova più difficile, quella di mettere in discussione sé stessa, la propria razionalità, per approcciarsi all'incredibile, sempre, però, dopo aver cercato dei riscontri nella realtà. In fondo, siamo fatti di energia, e questa, secondo le leggi della Fisica, non si distrugge, ma si trasforma... chissà, quindi, che nell'impossibile non ci sia magari una stilla di vero.
Contatti
https://www.instagram.com/valentinaraffa77/
https://bookabook.it/libro/assurdo-ma-vero/
https://www.amazon.it/Assurdo-ma-vero-Valentina-Raffa/dp/B0FB6HCPZ7
«Ci presenti il tuo thriller pubblicato da Bookabook “Assurdo ma vero”?»
Si tratta di due storie lontane nel tempo, che si intrecciano fra di loro: il cold case, datato vent'anni prima, di una donna scomparsa, Maria Teresa Maggio, e l'omicidio attuale di una bambina di 7 anni, Anna Petralia, abbandonata in maniera decorosa sulla panchina di una pineta, come fosse l'ultimo atto d'amore nei suoi riguardi. Sarà la giornalista Angel Messina a individuare il filo rosso che lega le due vicende di cronaca, seguendo gli indizi che le vengono suggeriti da una voce. Inizialmente Angel addebita allo stress quanto le sta accadendo, ma una serie di riscontri nella realtà le fanno capire che a parlarle è la donna scomparsa e lei sta, quindi, vivendo qualcosa di assurdo ma vero. Al suo fianco c'è Roberto, amico poliziotto che la ama, e i carabinieri che indagarono a suo tempo sulla vicenda della scomparsa. Un giallo thriller ambientato in Sicilia, con i suoi splendidi paesaggi, dalle spiagge dorate alle campagne assolate, che sono, poi, stati d'animo, e con la sua gastronomia, che non è solo tradizione culinaria che si tramanda, ma è un valore, quello dei legami affettivi: Angel, dinanzi a un dolce, sente “profumo d'infanzia, profumo di nonna”. Una Sicilia gattopardiana, dove si tende a mantenere tutto immutato e immutabile, a cui fa da contraltare una Sicilia che scardina l'omertà, spesso dettata dalla paura oltre alla volontà di farsi i fatti propri, e che è volta invece alla Giustizia, per le vittime e per le loro famiglie.
«La protagonista dell'opera, Angel Messina, è una giornalista rigorosa e a tratti scettica, abituata a verificare sempre i fatti. Quanto è stato importante delineare un personaggio che arrivi a rappresentare il conflitto tra la razionalità e l'attrazione per l'irrazionale?»
La bivalenza razionale-irrazionale e l'attrazione che l'irrazionale porta in sé si rendevano necessarie per delineare un personaggio autentico, che apparisse reale, quello di Angel. Da un lato la professionista che, anche per mestiere, necessita di prove, e dall'altro la donna a cui sta accadendo qualcosa di inspiegabile, ma che trova riscontri nella realtà alle sue visioni. Ne segue il tormento interiore, dilaniata com'è dal timore di perdere credibilità dinanzi alle autorità con cui, quale giornalista di cronaca, si trova a lavorare ogni giorno, e anche agli occhi del suo caro amico poliziotto. Per la sua stessa formazione, Angel è scettica anche quando personaggi autorevoli coinvolti nelle indagini capitolano dinanzi all'inspiegabile che trova riscontri nel reale, ma si sente investita dall'alto dovere di rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari, per cui porta avanti le sue investigazioni.
«La sparizione di Maria Teresa Maggio è un cold case che riemerge dopo vent'anni, mettendo a dura prova l'equilibrio di Angel. Vi è, in relazione a questo evento, un'interessante riflessione sulla memoria collettiva: vuoi parlarcene?»
I cold case che riguardano persone scomparse, come quello di Maria Teresa Maggio in “Assurdo ma vero”, rappresentano una ferita costantemente aperta nei familiari. Pur nella consapevolezza che il proprio congiunto sia morto (nel nostro caso Maria Teresa è stata uccisa) è sempre viva, se pur flebile, la fiammella della speranza di rivederlo. Manca, inoltre, un luogo fisico in cui poter piangere chi non c'è più, cosa che in qualche modo darebbe un po' di pace ai congiunti. Chi non conosce la reale sorte del proprio caro, vive la sua morte ogni giorno. Teme che le indagini siano ormai chiuse e che il proprio familiare sia stato dimenticato. L'attenzione da parte della stampa può, quindi, essere utile, tant'è che alcuni casi sono stati riaperti proprio grazie all'impegno di giornalisti che hanno avviato le loro inchieste. Quando, però, un fatto di cronaca è ufficialmente chiuso, con uno o più persone assicurate alla giustizia, allora la riapertura del caso, a seguito di nuove informazioni su cui indagare, provoca ulteriore dolore, perché le famiglie avevano, a loro modo, trovato una sorta di sedazione della sofferenza. Quindi la riapertura del caso apre nuovamente la ferita.
«La figura del giornalista, in questo romanzo, è eticamente centrale: Angel non cerca lo scoop ma la verità, anche se ciò potrebbe compromettere la sua stessa reputazione. È forse contenuta nell'opera una velata critica sul ruolo dell'informazione oggi, specialmente nell'ambito della cronaca nera?»
Non c'è volontà di critica, ma semplicemente una riflessione. In Angel, la protagonista di “Assurdo ma vero”, ho messo me stessa. Lei investiga per fare Giustizia per le vittime e per le vittime secondarie che sono i familiari, e questo comporta, in alcune circostanze, di scegliere di rivelare particolari dell'indagine, giornalisticamente parlando, solo in un secondo momento. Ovviamente non tutti operano così. Questione di scelte.
«Angel è una giornalista, ed è quindi una professionista del “vedere” - osserva, verifica, documenta. Eppure, è il “sentire” - soprattutto una voce proveniente dal passato - a guidarla verso la verità. Hai voluto mettere in scena una tensione simbolica tra metodo e intuizione?»
Magari inconsciamente. Sono convinta che, al di là di ciò che trova un riscontro oggettivo nella realtà, con tanto di prove documentabili, esista l'intuizione dettata da una sensazione forte, da un dubbio persistente, da un sentire inspiegabile che ti porta, con la mente, oltre a ciò che fino a quel momento è dato per certo. Una sorta di sesto senso che, a mio giudizio, non va trascurato. Allora bisogna indagare per cercare di approfondire e scoprire se c'è un riscontro nella realtà.
«Nel romanzo emerge anche la difficoltà di riaprire un caso archiviato; volevi raccontare le resistenze istituzionali e burocratiche che spesso circondano i cold case? Ne hai forse avuto esperienza diretta nella tua professione di giornalista?»
La riapertura di un cold case è faticosa. Per utilizzare le parole del procuratore capo Giovanni Masso del mio “Assurdo ma vero”, servono prove “incontrovertibili e inconfutabili” tali da poter giustificare la riapertura di un caso. Come viene spiegato nel libro, gli occhi di tutti, della stampa in particolare, sarebbero puntati sul caso irrisolto, dalla riapertura del quale ci si aspetta una conclusione. Ho studiato qualche cold case e ho effettuato le mie indagini, chissà, magari un giorno ci sarà una svolta.
«Se dovessi sintetizzare in una frase ciò che “Assurdo ma vero” vuole lasciare al lettore, sarebbe più una riflessione sulla giustizia, sulla verità o sul coraggio di credere all'impossibile?»
Credo una miscellanea di tutte e tre. Il risultato sarebbe la sensazione di conoscere Angel come professionista votata alla giustizia, che si spende per scoprire la verità e affronta con coraggio la prova più difficile, quella di mettere in discussione sé stessa, la propria razionalità, per approcciarsi all'incredibile, sempre, però, dopo aver cercato dei riscontri nella realtà. In fondo, siamo fatti di energia, e questa, secondo le leggi della Fisica, non si distrugge, ma si trasforma... chissà, quindi, che nell'impossibile non ci sia magari una stilla di vero.
Contatti
https://www.instagram.com/valentinaraffa77/
https://bookabook.it/libro/assurdo-ma-vero/
https://www.amazon.it/Assurdo-ma-vero-Valentina-Raffa/dp/B0FB6HCPZ7
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